FAI - Fondo Ambiente Italiano

Proprietà diGenerali

Testimonianze

Intervista a Fulvio Irace,

professore di Storia dell’Architettura al Politecnico di Milano

Ottobre 2010

A cura di Lucia Borromeo Dina

LB Che ruolo ricoprì la committenza Olivetti nella creazione del Negozio di Venezia, affidato a Carlo Scarpa?

FI Il Negozio Olivetti viene commissionato negli anni Cinquanta da Adriano Olivetti all’interno di un piano strategico aziendale di un’assoluta modernità: l’imprenditore aveva capito infatti come negli anni della ricostruzione, del boom economico e dell’esplosione del design, non bastasse semplicemente produrre oggetti di design, ma fosse necessario studiare anche il contesto della vendita degli oggetti, creando intorno a questi una sorta di “aura estetica”. Olivetti dà il via quindi in tutto il mondo a una strategia di negozi (quelli che oggi definiremmo “show room”), avviando una collaborazione molto importante con artisti e architetti.

All’interno di questa scelta strategica, si inserisce il Negozio di Carlo Scarpa, in una sede come Venezia - e in particolare piazza San Marco - , che non avrebbe potuto essere più prestigiosa dal punto di vista storico, ma anche turistico e commerciale.

LB Che significato assume la scelta di Scarpa come architetto per il negozio di Venezia?

FI Olivetti si rivolge a un architetto che fino a quegli anni non rientrava all’interno del suo giro milanese di amicizie e di sodali, tra i quali figurano ad esempio Figini e Pollini e soprattutto lo studio BBPR [Banfi, Belgiojoso, Peressutti e Rogers]. Si rivolge invece a un architetto, Carlo Scarpa, che non ha ancora raggiunto la fama che oggi gli tributiamo, ma del quale l’industriale intuisce già la grandissima rappresentatività.

Scarpa si trova davanti a un compito molto difficile, ma proprio per questo stimolante, che gli permette di travasare, all’interno di un dettato diciamo “visivo-funzionale” quale quello di un negozio di macchine da scrivere, anche tutta la sua esperienza come allestitore di mostre d’arte e ideatore di immagini museali di straordinaria importanza.

E’ fondamentale quindi sottolineare oltre alla figura dell’architetto, anche il ruolo di Olivetti come protagonista di una stagione importante dell’imprenditoria italiana, che ha reso possibile la creazione del mito del disegno italiano. Parliamo di una stagione della cultura italiana che oggi noi sentiamo come mitica, ancorché inesorabilmente perduta.

LB Dal punto di vista architettonico, quali sono gli elementi che rendono il Negozio un’opera fondamentale nel panorama italiano e internazionale?

FI In un certo senso, nelle intenzioni di Scarpa il Negozio Olivetti nasce per essere notevole perché è un lavoro nel quale l’architetto profonde una quantità indescrivibile di attenzioni e di materiali, cure che in un certo senso vanno al di là di quella che era la normale prassi dell’architettura e dell’allestimento degli interni in quegli anni, non soltanto in Italia ma soprattutto in un panorama internazionale. Si tratta quindi un’opera assolutamente atipica da questo punto di vista, sia per l’attenzione ai materiali, che per la qualità dello spazio e per la maniera in cui questo spazio viene “teatralizzato”. Non dimentichiamo infatti che si tratta di un negozio di pochi metri quadri, ma che viene magistralmente organizzato, con il piano terra e il soppalco, in una maniera che si può definire, in senso positivo, “teatrale”, nel senso che è come una messa in scena di un lungo racconto spaziale. All’interno di questo racconto ad esempio, viene addirittura introdotto il tema dell’acqua - che è uno dei temi classici di Scarpa -, attraverso la forma della fontana e della vasca su cui viene poi appoggiata la scultura di Viani.

Quindi c’è una molteplicità di piani di racconto che costituiscono l’atipicità dell’architettura scarpiana e che sono un po’anche la sigla di un lavoro tipicamente italiano che, negli anni in cui viene denunciata la crisi dell’International Style, fa risaltare la modernità di una via d’uscita quale quella dell’architettura italiana.

Il Negozio Olivetti quindi non solo è un capolavoro in sé, ma è anche la dimostrazione di come l’Italia, muovendo dalla situazione in un certo senso deficiente in cui si era trovata dopo la Seconda  Guerra Mondiale, conquisti un suo prestigio assoluto nel campo dell’architettura, proprio per quelle qualità legate a un umanesimo di carattere profondamente artigianale, che è quello dei suoi architetti e dei suoi designer.

LB Cosa ne pensa della decisione delle Assicurazioni Generali di affidare il bene al FAI?

FI Il fatto che le Generali abbiano restaurato il Negozio, a seguito anche di tante pressioni che sono venute dal mondo della cultura (ricordo per esempio anche una lettera aperta della rivista Casabella[1]) è un fatto assolutamente e straordinariamente positivo. In un Italia dove tutto va allo sfascio, l’idea che si sia capito l’importanza di questo oggetto e che si siano spesi dei soldi nelle cure per restaurarlo come si deve è una cosa da guardare con assoluto favore.

Con favore va vista anche l’iniziativa del FAI di assumersi la responsabilità di tenere aperto e di tenere vivo questo spazio, poiché ovviamente il FAI ha dimostrato in questi anni di saper gestire questo tipo di iniziative.

LB E’ d’accordo con le future intenzioni del FAI di fare del Negozio Olivetti  un punto di riferimento per gli studenti e gli appassionati di architettura?

FI Ovviamente il successo di questa iniziativa sarà enorme, nel senso che ormai il pubblico “scarpiano” non è più soltanto un pubblico di élite, come era qualche anno fa, ma è un pubblico che si è allargato enormemente e per il quale la figura di Scarpa è diventata un riferimento stabile, insieme agli altri grandi dell’architettura italiana e internazionale. Fenomeno che d’altra parte conoscono bene anche i gestori di altre opere di Scarpa nel Veneto, come ad esempio la Tomba Brion [a San Vito di Altivole, in provincia di Treviso] dell’amico Ennio Brion, che è oggetto in maniera pressoché costante di visite guidate e di visite da parte di giovani, di studenti e di architetti, tanto che è diventata una parte dell’itinerario artistico della regione.

Quindi si può presupporre che questo, soprattutto in una città come Venezia (che fra l’altro ospita le due Biennali più prestigiose internazionali, di architettura e di arte), sarà un motivo in più per vedere questa città, perché finalmente il Negozio Olivetti ritorna ad essere inserito in un circuito di visibilità del quale avevamo tutti sentito la terribile mancanza.

[1] di qualche anno fa al direttore delle Generali proprio per la conservazione e la tutela di questo edificio meraviglioso