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Il contesto: Piazza San Marco a Venezia

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Piazza San Marco: brevi note sugli sviluppi architettonici e sulla storia commerciale recente

Le architetture della piazza dalle origini al XX secolo

«Qui Venezia. Piazza San Marco, concentrazione aggraziata e brillante di epoche successive:
Procuratie Vecchie, Procuratie Nuove, San Marco romanica (…); il Campanile, questo favoloso campanile (…); il Palazzo Ducale sui suoi pilastri. Tutte le tecniche, tutti i materiali. Ma ciascuno dei costruttori che si sono succeduti ebbe fede nella propria avventura».
Le Corbusier

L’area di San Marco riveste sin dalle origini un fondamentale ruolo di centro religioso e politico, in risposta al polo più prettamente commerciale di Rialto.
Unica “piazza” della città (le altre sono tutte “campi”), richiama frequentemente la comunità veneziana in occasione di processioni, eventi ufficiali, feste e giochi pubblici.

L’aspetto originario della piazza
Quasi certamente, fino all’XI secolo il bacino di San Marco si estende con una darsena fino ai pressi della Basilica, circondando il Palazzo Ducale sui quattro lati. Il vasto spazio davanti alla chiesa marciana – ancora in terreno battuto – si presenta inoltre tagliato a metà per il lato corto dal rio Batario, che segna il confine orientale di un grande orto (“brolo”) di pertinenza del convento di San Zaccaria. La prima erezione della Basilica  – cappella palatina, cui vengono destinate anche le spoglie del patrono, San Marco, trafugate nell’829 da Alessandria d’Egitto e simbolo dell’indipendenza di Venezia da Bisanzio – risale agli inizi del IX secolo. Una seconda edificazione della chiesa si rende necessaria nel 976, in seguito a un rovinoso incendio, e una terza fase ha infine luogo nel 1060. Anche Palazzo Ducale è oggetto di mutamenti nei secoli: sorto in epoca altomedievale su resti tardoromani, assume in origine la forma di un castello munito di torri. Tra i rimanenti fabbricati figura inoltre il campanile, eretto nel IX secolo come torre di avvistamento.

Dal XII al XVII secolo
Al XII secolo risalgono l’interramento del rio Batario e della darsena, nonché la costruzione di nuovi edifici per gli uffici dei procuratori della repubblica e per altre funzioni civili e commerciali.
Tra il XIII e il XV secolo, infine, la Basilica e il Palazzo Ducale assumono la conformazione vicina a quella odierna, mentre l’aspetto a noi noto del campanile risale al Cinquecento.
Sul finire del Quattrocento viene progetta la torre dell’Orologio, affiancata dal lungo prospetto delle Procuratie Vecchie. Queste vengono quindi completate di un secondo piano ad opera del Sansovino (1486-1570). In questi anni l’architetto firma inoltre la Libreria Marciana, in Piazzetta, l’adiacente Zecca e la loggia ai piedi del campanile.
Nel 1582 è invece il vicentino Vincenzo Scamozzi (1548-1616) a realizzare il disegno delle Procuratie Nuove, edificio speculare al precedente completato da Baldassare Longhena (Venezia 1598-1682), autore anche della facciata della chiesa di San Basso, in piazzetta dei Leoni.

Dal Sette al Novecento
Nella prima metà del Settecento si segnala la sistemazione di quest’ultima piazzetta, progettata dal veneziano Andrea Tirali (1657-1737), autore negli stessi anni della nuova pavimentazione marciana in lastre di trachite e pietra d’Istria, a sostituzione dei precedenti mattoni duecenteschi a spina di pesce. Nel secolo successivo, infine, il lato orientale della piazzetta viene chiuso dalla facciata del Palazzo patriarcale.
Nella piazza vera e propria una nuova ala “napoleonica” di gusto neoclassico viene creata nel 1810 a raccordo delle due Procuratie laterali.
Si chiude così la storia delle grandi trasformazioni della piazza, il cui aspetto verrà solo temporaneamente alterato nel 1902 con il crollo del campanile, prontamente ricostruito nelle forme originarie. Sarà Carlo Scarpa, nel 1958, a siglare il capitolo conclusivo dell’architettura marciana, realizzando sotto i portici delle Procuratie Vecchie lo storico intervento del Negozio Olivetti.

La vita commerciale della piazza dagli anni Cinquanta ad oggi

Sin dalle origini, la vita in piazza si presenta, ogni giorno, molto animata e briosa grazie alla varietà e alla moltitudine di banchetti e botteghe che offrono qualsiasi genere di beni. A San Marco si acquistano infatti merci e spezie provenienti dalle spedizioni veneziane in Oriente, oppure si fa una sosta per sorseggiare un caffè, bevanda importata dalla Turchia che riscuote un tale successo da annoverare, nel 1761, ben 34 rivenditori solo in quest’area. Nel Settecento inoltre, sempre vivace e affollato si presenta il giornaliero “liston”: tradizionale passeggio pomeridiano che prende il nome dalle liste di pietra d’Istria che ornano la pavimentazione. E ancora, per secoli ci si sofferma in piazza a bere un “ombra” di vino, al riparo – ombroso, appunto – del campanile, oppure ci si raduna nella loggetta per seguire l’attesissima estrazione dei numeri del lotto.
Nei secoli piazza San Marco resta un centro di aggregazione cittadino, il cui potere di attrazione e la cui ricchezza merceologica danno vita a una stagione particolarmente brillante tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento. Proprio nel periodo in cui viene inaugurato il Negozio Olivetti, infatti, la piazza vanta la giusta fama di luogo tra i più mondani ed eleganti al mondo.
A partire dal dopoguerra, i grandi magnati dell’industria, soprattutto americani, amano frequentare San Marco anche per l’insuperabile qualità dei suoi negozi. Accanto a loro figurano i divi di Hollywood, annualmente in città per la Mostra del Cinema e gli artisti e gli architetti internazionali che vi giungono per la Biennale. Molte le insegne veneziane celebri in quest’epoca anche al di fuori dei confini nazionali: da Olga Asta, con la sua antica arte del merletto di Burano, a Roberta di Camerino, le cui borse, apparse per anni al braccio di dive quali Grace Kelly e Liz Taylor, saranno esposte al Whitney Musem di New York. Dai sontuosi tessuti di Rubelli e dalla biancheria per la casa di Jesurum, presso i quali si riforniscono attori e politici, tra cui Henry Fonda e Henry Kissinger, alle sartorie come Cecconi o Galletti, fino ai drappi e gli arazzi di Fabris e di Trevisan.
Sempre tra il sesto e il settimo decennio del Novecento, prospera e immaginosa si presenta l’arte orafa, che produce oggetti di grande ricercatezza. Tra le case più note, prima per anno di fondazione (1846) è Missiaglia, il cui celebre macinapepe in argento a forma di carciofo fa mostra di sé anche a Buckingham Palace. Straordinarie le pietre preziose e le spille “moretto” di Nardi, nella cui bottega si possono incontrare tanto Marylin Monroe quanto Hernest Hemingway e Jean Cocteau.
Ma l’arte principe della città, dopo più di mille anni, resta ancora quella del vetro. Grazie al centro di distribuzione di San Marco, in tutto il mondo il vino si beve nei bicchieri di Pauly, i fiori si dispongono nei vasi di Venini, la frutta si offre sulle alzate di Cenedese e di Seguso.
Fino agli anni Settanta circa, San Marco comunque non vive di sola mondanità cosmopolita: vi si trovano anche centri di servizi come la Banca Commerciale Italiana e l’agenzia di viaggi Thomas Cook, oltre alle tabaccherie di stato e ai punti vendita di una variegata oggettistica.
Le attività a San Marco non si limitano alle sole botteghe: i caffè della piazza – il Florian, il Quadri e il Lavena – già da due secoli sono meta di personaggi famosi: dopo Casanova e dopo Tommaseo e Manin, protagonisti del Risorgimento lagunare, è la volta di Clark Gable, Sofia Loren ed Andy Warhol. Ma ospiti altrettanto assidui sono gli stessi veneziani, che si riversano in piazza ai primi segnali della bella stagione. Al suono delle orchestre dei caffè, la vita a San Marco è briosa e vivace e si protrae fino a tarda ora: i negozi chiudono alle 23, dopo cena si gusta il gelato al Todaro, davanti al Bacino, o si indulge con un ultimo arancino al Bar Americano, sotto l’Orologio, e con la frutta caramellata dei banchetti.
Lo stesso Carlo Scarpa partecipa regolarmente a questo festoso e sereno ambiente, ordinando le pietre per le sue architetture a Missiaglia, disegnando i vasi per Venini e acquistando le cravatte da Ortolani.
Nel corso degli ultimi decenni del secolo scorso, le trasformazioni economiche e sociali internazionali mutano irrimediabilmente il tessuto commerciale della piazza. Pizzi, tovaglie e argenti passano di moda, mentre i sarti vengono sostituiti dalle griffe. Banche, agenzie e tabaccai si spostano in stabili più economici; molte infine le insegne scomparse, chiuse o trasferite: Olga Asta, Roberta di Camerino, Cecconi, Galletti, Toldo, Martinuzzi, Rubelli e Jesurum sono solo alcune delle grandi assenze del nuovo mercato marciano.
Anche il turismo comunque è cambiato nel corso di questo ultimo mezzo secolo e si presenta ora formato in gran parte da presenze giornaliere. I tradizionali clienti d’oltratlantico vengono via via sostituiti da nuovi acquirenti di altri paesi in crescita, mentre i divi del cinema limitano i propri acquisti agli orari di chiusura.
Oggi dunque, all’interno di questo panorama di inesorabile trasformazione, il restauro del Negozio Olivetti e la riapertura dello showroom rappresentano il segnale di una comune volontà di recupero dell’irrinunciabile valore della qualità, veneziana e nazionale.

Liberamente tratto da:
Lucia Borromeo Dina, Piazza San Marco : brevi note sugli sviluppi architettonici e sulla storia commerciale recente, in Francesco Dal Co e Lucia Borromeo Dina (a cura di), Negozio Olivetti, Milano 2011