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La scultura di Viani

Scultura Viani

«Io ho una grande passione per l’opera d’arte. Mi sono sempre curato di conoscere, di sapere, capire […]. Non saprei scrivere, non potrei fare un articolo critico, ma sento vivamente questi valori. E allora mi emozionano». Queste semplici parole, pronunciate da Carlo Scarpa nel 1972, quasi al termine di una carriera straordinaria, rivelano inequivocabilmente il rapporto intimo e profondo da lui intrattenuto con le arti. Una «passione» la cui origine va ricercata forse nei suoi anni di formazione alla Regia Accademia di Belle Arti di Venezia, dove entra nel 1919 con l’intenzione di diventare pittore per poi dedicarsi all’architettura «come un bisogno», conseguendo il diploma di professore di disegno architettonico nel 1926. Qui stringe amicizia, tra gli altri, con il pittore Mario De Luigi, con il quale frequenta circoli artistici e salotti importanti, come quello del collezionista e mercante d’arte Carlo Cardazzo. Dalla fine degli anni venti, la casa di Cardazzo in calle dei Ragusei apre le porte a poeti, studiosi, critici ed artisti: tra questi, oltre a De Luigi e Scarpa, lo scultore Alberto Viani. Con l’avvio della collaborazione con la Biennale di Venezia, nel 1948, Scarpa è chiamato ad allestire le sculture dell’amico Viani in varie occasioni, a ciascuna delle quali corrisponde un’interpretazione viva e puntuale delle opere esposte, che rivela, come nel caso della XXIX Biennale del 1958, «una chiara intuizione del mondo poetico dell’artista» (Perocco). È forse questa dimestichezza ormai raggiunta con il linguaggio dello scultore che spinge il grande architetto a renderlo protagonista di una delle opere di maggior rilievo da lui progettate negli anni cinquanta. Un anno prima della mostra alla Biennale, nel 1957, Scarpa aveva accettato l’invito di Adriano Olivetti di allestire un negozio nell’ala delle Procuratie Vecchie, in piazza San Marco, concepito dal «nobile signore» di Ivrea come un «biglietto da visita» che fosse sintesi dei principi culturali e imprenditoriali promossi della propria firma industriale. Per il negozio, realizzato nel 1957-58, il maestro organizza un itinerario fatto di episodi visuali e spaziali concatenati, che iniziano con la calcolata visione dell’interno offerta, attraverso le grandi vetrine, già dal portico delle Procuratie. Il visitatore, dapprima invitato a indugiare nello spazio contratto dell’atrio, animato da un Nudo di Viani in bronzo dorato posto in bilico su una vasca in marmo nero del Belgio, viene poi spinto ad attraversare l’ambiente principale sino a raggiungere la scala ed infine, percorso il soppalco ligneo, ad affacciarsi dal ballatoio superiore ancora in corrispondenza della scultura sottostante. Due sono i baricentri di questa costruzione rigorosa, uno dinamico e uno statico: la scala in pietra d’Aurisina, concepita come un sistema fatto di piani scomposti che si ricompongono di fronte allo sguardo dell’osservatore, e il Nudo, una sorta di spola su cui convergono le fila delle trame spaziali intessute da Scarpa. Alla scultura egli delega un ruolo cruciale, manifestando così uno dei principi sostanziali del suo lavoro di museografo e allestitore: «auscultare da un oggetto plastico […] certe qualità può aiutare intuitivamente a come collocarlo». L’intuizione di usare un’opera di Viani nel negozio Olivetti come chiave di lettura dello spazio, sia dal piano terra sia da quello superiore, è determinata anche dalle caratteristiche della scultura stessa. Osserva Scarpa: «[…] un sentimento critico da parte dell’allestitore può rendere la collocazione molto più brillante […]». Anche in un’opera che «magari non è tanto eccezionale, si può trovare […] sempre qualche cosa che può ricomporsi in un insieme». Il Nudo, la cui debolezza espressiva apparirebbe forse evidente se sottratto al contesto architettonico in cui è inserito, presenta delle peculiarità tali da consentire a Scarpa di manipolarlo a vantaggio della propria orchestrazione spaziale. Basta immaginare un’opera di Arturo Martini, Henry Moore o Hans Arp al posto di quella di Viani per rendersi conto che l’attuale dialogo euritmico tra scultura e architettura potrebbe diventare facilmente un braccio di ferro su chi debba essere protagonista dello spazio. Invece, l’opera di Viani, con la propria presenza sommessa, contribuisce a modulare la potenza dello spazio di Scarpa, dimostrando, al di là di qualsiasi dubbio, che tra le arti non esiste confine.

Liberamente tratto da:
Orietta Lanzarini, Spazio Nudo: Carlo Scarpa interpreta Alberto Viani, in Francesco Dal Co e Lucia Borromeo Dina (a cura di), Negozio Olivetti, Milano 2011