FAI - Fondo Ambiente Italiano

Proprietà diGenerali

Restauro e tutela

Archivio Assicurazioni Generali © Paolo Roggero, architetto

Il restauro del Negozio Olivetti

L'impegno della Soprintendenza di Venezia nella tutela del negozio Olivetti, inaugurato sul progetto di Carlo Scarpa nel 1958, è sempre stato guidato dalla più ampia attenzione all'opera del grande architetto e finalizzato alla sua valorizzazione.
Nello straordinario contesto dell'area marciana, si inserisce questa preziosa architettura contemporanea che, pur offuscata negli ultimi anni dall'uso improprio, è stata oggetto di studio di storici e critici di tutto il mondo.
Un primo, fondamentale passo verso l’avvio degli interventi di conservazione è stato il riconoscimento dell'interesse storico-artistico del negozio e degli arredi di pertinenza, seguito dal decreto di vincolo emesso il 17 marzo 1997; nella relazione viene descritto lo stato originario dell'opera realizzata, ben distinto dalle parziali modifiche introdotte con il progetto di adeguamento del 1984.
In molti anni, l'attività di studio e tutela dell'opera di Carlo Scarpa aveva già dato risultati importanti. Nel 1996 si era concluso il restauro dell'Aula Manlio Capitolo all'interno del Tribunale Civile e Penale di Venezia (il progetto risaliva al 1955-1957) e nel giugno 2006 la biglietteria della Biennale ai Giardini era interamente ricomposta e ricollocata in opera. Parallelamente, in collaborazione con il Comune di Venezia erano stati conclusi i lavori del Giardino delle Sculture ideato per gli allestimenti della XXVI Biennale nel 1952 e del monumento alla Partigiana sulla Riva dei Partigiani ai Giardini di Castello. La Fondazione Querini Stampalia aveva promosso un'importante campagna di interventi conservativi dell'area Scarpa, mentre l' Università di Ca' Foscari, nell'ambito di un complessivo restauro della propria sede, si era occupata dell'aula degli Atti Accademici Mario Baratto il cui progetto risaliva al 1935.
Tutti questi interventi sulle opere dell’architetto veneziano costituiscono un apparato di esperienze ricco e complesso, che attendeva ancora di menzionare la restituzione del negozio Olivetti sollecitata, in più occasioni, dal sindaco Massimo Cacciari.
L'assoluta necessità dei lavori si poneva però in un contesto ricco di interazioni: l'uso improprio come negozio di souvenirs mostrava il degrado dei materiali e poneva la questione tecnica di un loro recupero integrale; le continue richieste d'ingresso, da parte di studiosi, architetti e semplici visitatori,  richiamavano la fragilità dei materiali impiegati e l'interrogativo su un adeguato livello di fruizione compatibile con l'eccezionalità del luogo. E, ancora, quell'opera che Carlo Scarpa aveva seguito in tutta la sua travagliata ideazione e realizzazione sarebbe stata ritrovata in buona parte integra, oppure le modificazioni e l'incendio, sviluppatosi in una stanza dell'ammezzato, avevano lasciato segni oramai indelebili sul monumento?
Da qui è nato l'impegno della Soprintendenza di assumere la direzione scientifica degli interventi di conservazione con lo scopo di garantire il rigore metodologico e la massima qualità del delicato lavoro.
Per comprendere l'effettiva portata culturale dell'architettura scarpiana, va ricordato che nel 2001 venne costituito il “Comitato Paritetico Ministero dei Beni Culturali-Regione del Veneto per la Valorizzazione delle Opere di Carlo Scarpa”, la cui attività è stata determinante ai fini della concreta azione di studio e di tutela sia delle opere realizzate che dell'Archivio Scarpa acquisito dal Ministero.
È del 2009 la delibera per l'esecuzione di un rilievo architettonico ad alta definizione, sostenuto e attuato dalla regione Veneto: una "memoria" del fabbricato che ha permesso di distinguere i cambiamenti intenzionali dalle alterazioni derivate dal naturale degrado dei materiali.
Gli interventi del 1984 avevano investito tutte le superfici a stucco veneziano restituendole con una coloritura giallo-ocra a tratti lucida e riflettente. L'evidente contrasto con le tonalità di grigio della pietra aurisina e dello stucco originale, ancora presente nelle parti nascoste delle scale che non erano state rifatte, ha spinto verso la rimozione delle strato recente.


La lunga e accurata asportazione del giallo-ocra ha impegnato un gruppo di restauratori di assoluta competenza fino a restituire l'originale grigio-aurisino, perfettamente conservato e integrato solo in alcuni piccoli dettagli.
Si è trattato nel complesso di un esercizio di silenzioso e rispettoso ascolto. Non sarebbe stato giusto inserire qualcosa di nuovo, creare qualcosa, ma al contempo ci si trovava immersi in un luogo di incertezza che ogni giorno portava alla luce nuove scoperte. Elementi compositivi, dettagli che rimandavano all’idea originale di Scarpa e che il tempo e le modifiche apportate dai conduttori del negozio avevano nascosto.
Partendo dalle immagini risalenti all’apertura del negozio nel 1958, si è quindi riusciti a percepire l’armonia tra le superfici, il cui contrasto opaco-lucido si fondeva così semplicemente e naturalmente; allo stesso modo, nonostante le fotografie fossero rigorosamente in bianco e nero, si coglieva l’armonia dei cromatismi, che dialogavano tra loro.
L’attenzione nella tensione di far trasparire lo spazio nella sua iniziale concezione era incrementata dalla conoscenza di pochissimi disegni originari. Un importantissimo aiuto è stato fornito dall’archivio dell’ingegnere che all’epoca curava l’intervento con Scarpa. Disponendo di calcoli strutturali è stato possibile delineare un’analisi complessiva specifica e soprattutto precisa. Si è quindi potuto capire tecnicamente la concezione che stava alla base del sistema di statica del negozio, la modalità creata per il deflusso dell’acqua alta e alcuni sistemi di aggancio degli enigmatici rivestimenti.
La campagna di indagini sulle superfici inoltre ha messo in luce l’abbinamento cromatico perfetto del pavimento a mosaico con la superficie di stucco, calce rasata e pietra. Invece – sempre per tornare alle premesse di “ascolto” – a tutt’oggi non si è intervenuti su molte delle superfici metalliche. Ognuna delle prove eseguite infatti sembrava snaturare con una brillantezza eccessiva l’insieme dell’intento del restauro.
È inoltre di particolare interesse l’intervento sull’elemento complementare allo spazio Olivetti: la vasca di marmo nero del Belgio con il Nudo di Alberto Viani. Anche qui, dopo un’attenta campionatura, è stata rimossa la patina di sporco opaco e si è così potuto di ridare la meritata lucentezza alla scultura. Il ripristino di tali elementi ha fatto sì che l’opera del maestro si completasse: lo studio dei cromatismi ha permesso di riscoprire nuovi elementi, come i giochi di luce delle superfici metalliche ritornate a brillare, in contrasto con il calore ritrovato degli elementi lignei, che si amalgamano ulteriormente perdendosi nel riflesso calmo dell’acqua della fontana, in cui l’immagine del Nudo si moltiplica incessantemente, creando un insieme omogeneo e compatto che lascia l’osservatore estasiato.
È evidente che il restauro del negozio – che le Assicurazioni Generali hanno attualmente dato in uso al FAI, permettendone una nuova fruizione da parte del pubblico – non potrà mai dirsi definitivamente ultimato. Il tempo, la soggezione alle maree e le condizioni d’uso continueranno a trasformare e a “stagionare” il capolavoro di Scarpa, che necessiterà inevitabilmente di nuovi interventi, al fine di mantenere vive e perfettamente osservabili genialità e bellezza.


Liberamente tratto da:
Renata Codello*, L'intervento di conservazione del negozio Olivetti in piazza San Marco, in Francesco Dal Co e Lucia Borromeo Dina (a cura di), Negozio Olivetti, Milano 2011
* Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna

Gretchen Alexander Gussalli Beretta*, Verità Nascoste. L’architettura dell’“ascolto” nel restauro conservativo del Negozio Olivetti, in Francesco Dal Co e Lucia Borromeo Dina (a cura di), Negozio Olivetti, Milano 2011
*Progettista e direttore dei lavori