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Storia e architettura

Storia e architettura

Il Negozio Olivetti in Piazza San Marco

La conservazione e la tutela delle principali testimonianze dell’architettura contemporanea divengono ogni giorno di più e non soltanto in Italia questioni di urgente attualità. Così come le opere d’arte dei grandi artisti del Novecento fanno parte a pieno titolo del patrimonio di cui si occupano le istituzioni museali, alla medesima stregua sarebbe necessario considerare le più importanti realizzazioni dell’architettura del recente passato. Alcuni indizi autorizzano a ritenere che, pur tra molte difficoltà, la situazione abbia iniziato ad evolvere in maniera positiva, sebbene l’ampiezza del problema che soltanto da pochi anni si va imponendo all’attenzione non autorizzi un eccessivo ottimismo. Significativi in questo senso i provvedimenti assunti negli ultimi tempi per la conservazione di alcune opere realizzate a Venezia da uno dei massimi architetti del Novecento, Carlo Scarpa. Proprio nel 2011 uno dei suoi capolavori, il Negozio Olivetti in Piazza San Marco, è stato finalmente restituito, nelle sua ripristinata integrità, alla città che lo ospita e alla cultura internazionale, a lungo angustiata per il destino che gli sembrava riservato. Le modalità adottate per il restauro del Negozio sono frutto dell’azione svolta dagli organi di tutela e dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Venezia, oltre che del maturare di un atteggiamento condiviso che ha coinvolto la proprietà, le Assicurazioni Generali, e l’opinione pubblica. Il felice esito del lavoro è il risultato più recente e positivo di un processo esemplare di cui vale la pena ricordare brevemente alcune tappe. Tra queste, i decreti del 1994 e del 1998 con i quali il Ministero dei Beni Culturali ha sottoposto a tutela vincolistica l’Aula “Manlio Capitolo” del Tribunale di Venezia, realizzata da Scarpa negli anni più felici della sua carriera, tra il 1955 e il 1957. Un rigoroso intervento di conservazione, portato a compimento nel 1996, ha così restituito questo piccolo gioiello quasi sconosciuto, ospitato nelle Fabbriche Vecchie di Rialto, in cui risuonano al contempo una lezione di architettura e un insegnamento civile. Grande fu, infatti, la sapienza del maestro nell’evocare valori profondi senza retorica, dedicando estenuanti attenzioni a ogni più minuto dettaglio costruttivo e alle sue implicazioni simboliche.

Agli stessi anni risale anche il Negozio Olivetti e un esame attento di queste due opere, accomunate dalla modestia delle dimensioni, rivela non ovvie affinità, i cui echi si riflettono nella serie di capolavori che l’architetto veneziano realizzò con incalzante continuità tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, scrivendo una pagina tra le più luminose della storia dell’architettura del Novecento. Magistrali restauri, tra cui il primo piano della Fondazione Querini Stampalia a Venezia, e molti allestimenti museali, come quelli della Gipsoteca Canoviana a Possagno, della Galleria Nazionale di Sicilia a Palermo e di Castelvecchio a Verona, che gli valsero riconoscimenti e attenzioni ancora oggi crescenti.

Dopo aver ricevuto alla fine del 1956 il Premio Olivetti per l’architettura, Scarpa, nei ventiquattro mesi successivi, sistemò sotto i portici delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco il negozio destinato ad accogliere le esposizioni dei prodotti dell’industria di Ivrea, per i quali Adriano Olivetti immaginò di approntare un “biglietto da visita”.

Intervenendo sui paramenti esterni, sulle vetrine e ridisegnandone gli spazi interni, si avvalse di raffinate e sapienti tecniche costruttive con le quali mescolò materiali tra i più ricercati – marmi e pietre, marmorini e superfici in calce e a mosaico, diverse essenze di legno, metalli e cristalli –, così da incastonare nella quinta della platea marciana una vera e propria boîte à malice.

Documento di inequivocabile valore storico per la sua intrinseca e irripetibile qualità, per alcuni anni il Negozio Olivetti ha rappresentato un esempio delle perdite che la scarsa attenzione può produrre. Ora, dopo il completamento dei restauri commissionati dalla proprietà, testimonia il risultato di una felice ma non scontata congiuntura, esemplare nell’ottica di una corretta conservazione del patrimonio architettonico del nostro Paese.

I dettagli costruttivi, siano questi quelli che si colgono nella tessitura dei portentosi pavimenti, nell’uso della pietra impiegata nella scala, nei rivestimenti lignei o negli arredi, sollecitano in modo incalzante l’attenzione e la curiosità dei visitatori. Chi vi entra viene accolto da una luce inattesa, che filtra in tralice attraverso le ampie vetrine ombreggiate, trovandosi coinvolto in un gioco caleidoscopico di trasparenze e riflessi. Sulla sinistra dell’ingresso e come tale ben visibile anche dall’esterno, una scultura di Alberto Viani, che si specchia nell’acqua raccolta dalla pozza scavata nella lastra di marmo nero del Belgio su cui poggia. I pavimenti sono resi traslucidi dall’inserimento nella pasta di posa di tessere colorate, disposte secondo un motivo che pare ispirato da una composizione di Paul Klee. Miracolo di trasparenza è anche la scala, composta da scalini scolpiti sovrapposti come vassoi di pietra, e l’effetto che nel mezzanino alla conclusione del ballatoio produce l’infisso che inquadra la finestra aperta verso il porticato prospiciente Piazza San Marco. Un racconto architettonico che si offre in ogni suo particolare, frutto di un’arte della dedizione non supina, di uno sperimentare senza timore del paradosso, di un ricercare avverso ai luoghi comuni. Un intreccio di valori che noi e il nostro tempo rischiamo di dimenticare, ignorare e perdere e di cui questo negozio è tra i documenti più preziosi.

Liberamente tratto da:
Francesco Dal Co, Il Negozio Olivetti in Piazza San Marco e la conservazione delle opere di Carlo Scarpa, in Francesco Dal Co e Lucia Borromeo Dina (a cura di), Negozio Olivetti, Milano 2011