FAI - Fondo Ambiente Italiano

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Visita guidata

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Il Negozio Olivetti viene commissionato nel 1957 da Adriano Olivetti all’architetto veneziano Carlo Scarpa (1906-1978) ed è inaugurato l’anno seguente. Esso non deve essere un vero spazio di vendita per le macchine da scrivere, ma uno showroom, un “biglietto da visita”, secondo le parole del committente, un punto espositivo che incarni la ricerca di qualità perseguita dalla Olivetti.

Scarpa ha vinto nel 1956 il premio Olivetti per l’architettura e ha già realizzato diverse opere per privati, nonché importanti interventi in luoghi storici, quali ad esempio la Gipsoteca Canoviana a Possagno, il Museo di Castelvecchio a Verona e il Museo di Palazzo Abatellis a Palermo. La particolare capacità dell'architetto di lavorare sul preesistente, dando una veste moderna ad un contesto storicizzato è quindi già emersa in più occasioni.

Piano terra
L'ambiente preesistente e l'intervento di Scarpa

L’ambiente originario appare piuttosto infelice (21 metri di profondità, 5 di larghezza e 4 di altezza), stretto e lungo, poco illuminato, diviso in due vani da una parete, con un  retro poco vivibile e con due anguste scalette che portano a un secondo piano e a un ammezzato molto ba ssi. Scarpa punta dunque su una globale riorganizzazione dello spazio e mette in luce i virtuali punti di trasparenza dell’ambiente. Valorizza quindi la buona posizione d’angolo e aumenta il numero delle vetrine; dà inoltre enfasi al potenziale volume del vano e all’apprezzabile lunghezza dell’ambiente eliminando il muro di tremezzo e inserendo lateralmente due lunghi ballatoi.

Nel suo nuovo insieme, il rifacimento del Negozio offre ora una vera promenade architecturale, la cui ricchezza di dettagli ed elementi decorativi, lungi dall’apparire dispersiva, risponde ad un unitario disegno generale, magistralmente organizzato dall'architetto.

Ingresso e vano centrale

Decisiva è la scelta di Scarpa di collocare la scala al centro della sala, trasformando un accessorio funzionale in fulcro spaziale e creando così un ambiente aperto al piano terra e uno chiuso in parallelepipedi al piano superiore.

La scala si presenta come un vero capolavoro (Scarpa, sempre poco indulgente con se stesso, arriva a definirla “piuttosto bella”): i gradini, sfalsati tra loro, appaiono come sospesi, mentre la messa in luce dei perni di montaggio pone l’accento sull’asse mediano della stanza. Così articolato, questo nuovo elemento plastico scompone lo spazio del Negozio con l’irregolare sequenza dei gradini e, nella sua grandiosità, ricorda le parole dell'architetto che, riferendosi all’opera per Adriano Olivetti, spiega come: “per un re si può fare un palazzo reale”.

L’altro punto focale dell'ambiente è la scultura Nudo al sole (1956) di Alberto Viani, artista per il quale Scarpa ha già curato diversi allestimenti alla Biennale. Qui l’opera viene inserita sopra un'inedita base in marmo nero del Belgio, coperta da un velo d'acqua in leggero movimento.

Scarpa fa spesso riferimento alla tradizione veneziana, di cui si sente un moderno prosecutore. Chiaro rimando al passato artistico della città è ad esempio il pavimento del Negozio, realizzato con un mosaico in tessere di vetro di diverse dimensioni, collocate con una voluta irregolarità che richiama l'opera di Paul Klee e che simula un effetto di mobilità, come se la superficie fosse coperta da un sottile strato d’acqua delle maree lagunari. Anche i colori variano secondo la zona del Negozio: l’area d’ingresso è rossa, la parte centrale bianco-grigia, la zona dell’ingresso laterale è blu mentre quella del retro è gialla.

Opere e  materiali

Limitati ma selezionatissimi i materiali utilizzati nel Negozio: lastre di marmo di Aurisina (zona del Carso triestino) rivestono il pilastro preesistente e presentano un lato sbrecciato in testa, secondo una formula tipicamente scarpiana. Per quel che riguarda le essenze lignee, il palissandro è usato per i ripiani per le macchine Olivetti, ancorati solo anteriormente a terra e sostenuti da aste in acciaio inossidabile; per i ballatoi viene invece impiegato il teak africano. Le pareti sono in stucco veneziano su pannelli, inframmezzate da luci fluorescenti verticali protette da lastre di vetro satinato. Lampade in ebano scorrevoli su cavi d’acciaio costituiscono ulteriori punti luce dell’ambiente. Le vetrine, in cristallo molato, sono montate a filo di facciata, e presentano a vista le viti piombate, utilizzate, come di frequente nell’opera di Scarpa, come elementi decorativi. Da notare anche il particolare disegno delle intelaiature metalliche, i cui tagli angolari ammorbidiscono l’ortogonalità delle cornici.

Piano superiore
Pianerottolo e ballatoio verso la piazza

Il pianerottolo del piano superiore presenta un pavimento in lastre di Aurisina, lisce o con fenditure centrali, in posizione variabile, mentre per i ballatoi vengono utilizzati i medesimi masselli di teak visibili come soffitti dal piano sottostante. Lo stucco delle pareti viene ripreso negli esterni dei camminamenti e presenta l’originale colore grigio-rosa, riportato alla luce dai recenti restauri, che hanno accuratamente eliminato un successivo strato giallo-ocra, poco coerente con l'armoniosa cromia dell'ambiente (un frammento della tinteggiatura rimossa è stato lasciato come testimonianza del passato intervento sulla fascia superiore del pilastro a fianco della scala).

Le due finestre sulla piazza riprendono le aperture originali, uguali per tutti i negozi dei portici, ma sono qui schermate all’interno con grate scorrevoli in teak e palissandro, la cui forma ovale conferma la sensibilità di Scarpa per le suggestioni giapponesi e nello stesso tempo ribadisce l’attenzione dell’architetto per le trasparenze del Negozio. Legni e marmi, stucchi e mosaici sono opera delle antiche maestranze veneziane, riprese e valorizzate da Scarpa in una costante ricerca di raccordo con la tradizione locale e l’eccelsa qualità dell’artigianato lagunare.

Ballatoio e ambienti laterali

Spiccano, lungo il ballatoio verso le stanze interne, i ripiani per le macchine da scrivere, posizionati quasi sospesi nel vuoto tra il parapetto e la parete e realizzati in metallo e vetro anziché in legno, come quelli del lato opposto. La minuziosa attenzione di Scarpa per i dettagli e i raccordi emerge anche nello spigolo del corrimano, il cui punto d’incontro è ingentilito da un taglio curvilineo.

Delle due stanze laterali, quella di fondo mantiene tutt’oggi l’originaria destinazione ad ufficio ed è quindi chiusa al pubblico, mentre la precedente è tuttora visitabile e presenta un’interessante abbinamento di superfici per le pareti, realizzate con pannelli a stucco sul lato verso il Negozio e in calce rasata sul fronte opposto.

Dalla finestra si gode di una privilegiata vista sulla piazza e gli edifici circostanti. Si può quindi osservare la lunga palazzata delle Procuratie Nuove (secoli XVI/XVII), destinate, come le Procuratie Vecchie (fine del XV secolo), in cui si trova il Negozio Olivetti, ad uffici e abitazioni per i procuratori di San Marco. Perpendicolare alle precedenti, appare l’ala voluta da Napoleone nell’Ottocento e che attualmente ospita il Museo Correr, oggetto di due interventi allestitivi da parte di Scarpa. Va ricordato che l’attuale pavimentazione della piazza risale al Settecento, in sostituzione dell’originale in mattoni a spina di pesce.

Piano terra
Retro e vano centrale

Il motivo della grata in teak delle aperture al piano superiore si ritrova nella copertura della “porta d’acqua”, utilizzata per il carico e scarico delle merci. Su retro è visibile inoltre la parte inferiore dell’alta semicolonna in pietra e stucco che prosegue nell’ammezzato con un vano portafiori. L’imponente elemento, con apparente funzione decorativa, viene creato da Scarpa per coprire la fossa biologica ricavata al disotto del pavimento. Anche il delicato problema dell’acqua alta, particolarmente frequente su questo lato della piazza, è oggetto di studio dell’architetto, che realizza già nel 1958 un articolato sistema di pompe e dislivelli.

Da notare anche che l’impasto del mosaico del pavimento non presenta una semplice tinta neutra, ma è costituito dall’insieme di diversi colori pastello che, una volta mescolati, partecipano della cromia generale del Negozio, ottenuta dalla calibrata armonia tra lo stucco, la pietra, i legni e le altre superfici dell’ambiente.

Come conferma la stessa visita del Negozio, la grande abilità di Scarpa risiede nel saper coniugare la tradizione del passato con la modernità, nel controllare la decorazione e il dettaglio con un disegno d’insieme unitario, ideando soluzioni architettoniche ed espositive originali e di estrema coerenza. Il Negozio Olivetti rappresenta, secondo la definizione dello storico dell’architettura Francesco Dal Co, “una pagina tra le più luminose dell’architettura del Novecento”.